L’ARTROSI DELL’ANCA

L’evoluzione classica di un’artrosi dell’anca (coxartrosi) è la scomparsa progressiva della cartilagine fra l’osso della coscia e quello del bacino.

Quando la cartilagine non può più fare da ammortizzatore, il movimento dell’articolazione causa degli sfregamenti sempre più dolorosi, che la distruggono progressivamente.

 

L’intervento è inevitabile?

Attualmente non esistono sistemi adeguati per ripristinare la superficie articolare ed evitare gli sfregamenti.

La sostituzione protesica è quindi ad oggi l’unica soluzione per ripristinare la funzionalità dell’articolazione.

 

Quando operare?

Quando la cartilagine dell’articolazione è molto usurata e ogni movimento dell’anca diviene difficile, causando dolore e impaccio nei movimenti.

Si propone l’intervento chirurgico quando ci si trova di fronte ad un disturbo doloroso importante, che impedisce progressivamente di camminare e talora sveglia il paziente la notte, senza beneficio dalla terapia antidolorifica.

L’intervento non è urgente, possono passare anni dalla diagnosi alla necessità di intervenire.

 

L’intervento

L’operazione viene eseguita in anestesia spinale e dura circa 2 ore.

Prima dell’intervento viene fatta una visita anestesiologica, in cui il medico viene informato sulla terapia medica che il paziente assume, al fine di poter eseguire l’anestesia in totale sicurezza. In questa occasione, l’anestesista informerà il paziente sui rischi legati alla procedura e risponderà alle sue domande, prima della firma del consenso informato.

La spinale è un’anestesia locoregionale che ha lo scopo di desensibilizzare una parte del corpo bloccando i nervi spinali e quindi eliminando il dolore.

L’anestesista inietta un farmaco fra due vertebre lombari. L’iniezione è indolore, poiché è preceduta da un’anestesia locale. Nel corso dell’intervento il paziente non sente alcun dolore, ma è cosciente. Non vedrà nulle dell’intervento perché la sede di intervento sarà coperta dai teli del campo operatorio.

 

Risultato dell’intervento

Lo scopo è ristabilire il movimento dell’articolazione.

Questo lo si ottiene sostituendo interamente l’anca con un’articolazione artificiale che viene fissata al bacino e al femore con un “press-fit” (protesi non cementata). Successivamente dell’osso neoformato integrerà l’impianto riabitandone la superficie, che è trattata appositamente per questo scopo.

 

 
Un’anca artrosica (a sinistra) trattata con impianto di una protesi d’anca (a destra).

 

Rischi dell’intervento

Si prendono tutte le precauzioni necessarie per il buon esito dell’operazione, che è nella grande maggioranza dei casi ben tollerata.

Le complicanze sono rare. I rischi sono essenzialmente due: un’infezione locale da trattare precocemente con terapia antibiotica o una lussazione della testa della protesi, che può richiedere un secondo intervento.

 

Cosi ci si deve aspettare da questo intervento?

Questo intervento è l’unico modo per ristabilire un buon funzionamento dell’articolazione e per eliminare il dolore. Permette quindi un netto miglioramento della qualità di vita al prezzo di una rieducazione semplice a domicilio.

Si recupera la funzione articolare in 4-6 settimane circa.

La durata di una protesi varia da 15 a 25 anni.

gianlucaChirurgia dell’Anca